Merletto e Pizzi a Tombolo: la tradizione italiana del pizzo fatto a mano

Il merletto a tombolo è un pizzo interamente fatto a mano, realizzato intrecciando, incrociando e torcendo fili di cotone, lino, seta o lana attorno a spilli fissati su un cuscino cilindrico, il tombolo, con l'aiuto di piccoli bastoncini di legno chiamati fuselli.

Nato in Italia alla fine del Quattrocento e cresciuto tra Milano, Genova, Venezia, Pisa e Napoli, oggi è un'eccellenza artigianale che 27 comuni italiani hanno candidato a Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO. Questa guida racconta cos'è, come si fa, dove nasce e come riconoscerlo.

Cos'è il merletto a tombolo

Il merletto, chiamato anche pizzo o trina, è una lavorazione di filati che produce un tessuto leggero, prezioso e ornato. La sua caratteristica distintiva è tecnica prima ancora che estetica: non viene ricamato su un tessuto preesistente, ma è la costruzione di un intreccio nel vuoto. Il filo diventa insieme ordito, trama e disegno.

Il tombolo dà il nome alla tecnica perché è lo strumento centrale del lavoro. È un cuscino di forma cilindrica (o a calotta sferica, come a Sansepolcro), tradizionalmente imbottito di crine. Nel dialetto canturino viene chiamato ul cusin, poggia su un cavalletto di legno, ul pundin, e resta inclinato grazie a un'assicella, la taparela, che offre all'artigiana la giusta angolazione.

I fuselli sono piccoli bastoncini affusolati lunghi dai 4 ai 16 cm. La parte superiore avvolge e immagazzina il filo; la parte inferiore funge da impugnatura durante l'intreccio. Tradizionalmente in legno tornito, esistono varianti in osso, avorio, vetro, metallo e plastica: fuselli in osso sono stati rinvenuti perfino in tombe etrusche.

Storia del pizzo in Italia

Le origini e il Rinascimento

Le origini del merletto a fuselli restano incerte: i primi manoscritti risalgono al 1400 e Italia, Fiandre, Francia e Germania si contendono il primato. Dalle prove scritte sembra però che sia stata proprio l'Italia il primo centro di diffusione, da cui la tecnica si propagò in Europa attraverso i mercanti veneziani.

L'arte si afferma verso la fine del Quattrocento nei grandi poli commerciali: Milano, Genova, Venezia, Pisa e Napoli. Nel Cinquecento è la Serenissima Repubblica di Venezia a detenere il primato europeo, conteso solo dalle Fiandre.

Il ruolo delle monache

Un contributo decisivo arrivò dai monasteri. Carlo Annoni, nei suoi appunti storici del 1835, fa risalire l'origine del Pizzo di Cantù all'XI secolo, quando Agnese di Borgogna, priora del monastero benedettino cluniacense di Santa Maria di Cantù, avrebbe introdotto la pratica. A Offida furono invece le Benedettine giunte nel 1655 a rendere il merletto un'attività di massa.

Venezia, Burano e il "punto in aria"

A Venezia si sviluppò il celeberrimo "punto in aria", eseguito rigorosamente con solo ago e filo. Il prestigio europeo fu immediato: all'incoronazione di Riccardo III d'Inghilterra (22 giugno 1483) la regina Anna indossò un mantello ornato di merletti di Burano. Agli inizi del Settecento il laboratorio veneziano "Ranieri e Gabrielli" impiegava circa 600 merlettaie. Il 14 maggio 1643 Luigi XIV salì al trono indossando un collare buranello che aveva richiesto due anni di lavoro.

Declino e rinascita

La fine della Repubblica di Venezia nel 1797 innescò una lunga crisi; la produzione si ridusse a un'attività familiare. La svolta arrivò nell'inverno del 1872, quando la contessa Andriana Marcello e l'onorevole Paolo Fambri affidarono all'anziana Vincenza Memo, detta Cencia Scarpariola, il compito di trasmettere i segreti dell'arte a un gruppo di giovani allieve. Nacque così la Scuola del Merletto di Burano, che già nel 1875 contava oltre 100 allieve.

Differenza tra tombolo e altri tipi di pizzo

Per cogliere il valore del merletto a tombolo serve distinguerlo dalle altre tecniche, manuali e industriali.

  • Pizzo ad ago (es. Burano): realizzato con solo ago e filo, senza alcuna tela di base, seguendo un disegno fissato su più fogli sovrapposti. La lavorazione tradizionale avveniva "a pezzi staccati": ogni merlettaia era specializzata in una fase — orditura, rete, guipure, rilievo, unioni finali — e il pizzo veniva poi staccato tagliando i fili di ordito.
  • Pizzo a fuselli / tombolo: l'intreccio avviene su cuscino imbottito con cartoncino forato e fuselli in legno. I fili vengono continuamente incrociati e torti attorno a spilli che disegnano la forma del merletto.
  • Macramè: non usa né ago né fuselli né uncino. Il tessuto nasce dall'annodatura manuale dei fili. Il termine compare per la prima volta in uno scritto del 1584. Rispetto ai pizzi ad ago e a fuselli, il macramè è più rigido, pesante e tridimensionale, tradizionalmente impiegato per frange, biancheria e, oggi, opere monumentali di fiber art.
  • Pizzo industriale: prodotto su telai Jacquard, Textronic o Raschel con punto tricot, che restituisce un fondo uniforme e piatto privo di spessore. L'unica eccezione sono i pregiati telai Leavers, nati in Inghilterra nell'Ottocento e oggi concentrati a Calais, capaci di imitare fili flottanti e rilievi del lavoro manuale.

Due dettagli smascherano quasi sempre la produzione industriale: il fondo (tricot piatto nell'industriale, intreccio tridimensionale nell'artigianale) e il picot, i piccoli anellini decorativi lungo i bordi , anellino pulito e definito nel lavoro a mano, a "dentini" irregolari nel pizzo meccanico.

Come si realizza: tecnica e strumenti

Realizzare un merletto a tombolo è una coreografia di gesti ripetuti con disciplina e ritmo. Tutto nasce dalla relazione tra pochi strumenti, un filo sottilissimo e movimenti molto precisi.

Gli strumenti essenziali

  • Il tombolo: cuscino cilindrico imbottito di crine, appoggiato su un cavalletto di legno e mantenuto inclinato. A Sansepolcro si usa una variante a calotta sferica.
  • I fuselli: piccoli bastoncini affusolati di 4-16 cm, usati sempre in coppia. Per un lavoro semplice bastano poche paia; per disegni complessi si arriva a impiegare anche un centinaio di fuselli contemporaneamente.
  • La cartina: un cartoncino con il disegno del merletto, forato lungo i tracciati e fissato al tombolo con gli spilli.
  • Gli spilli (gügitt nel dialetto canturino): numerosi, servono a fissare la cartina e a bloccare i fili durante l'intreccio.
  • I filati: cotone, lino, seta, lana o fibre sintetiche. Per le lavorazioni più pregiate si usano anche fili d'oro, d'argento, perline e paillettes. Più il filato è sottile, più il merletto risulta delicato e prezioso.

I due movimenti base

Tutta la lavorazione a tombolo si riduce a due movimenti fondamentali: l'incrocio e la girata (torsione). Dalla loro combinazione nascono i tre punti classici del merletto a fuselli: il mezzo punto, il punto tela (o punto lino) e il punto intero. Possono inoltre essere eseguite piccole "tessiture" per formare fogliette, quadratini, triangoli e mezzelune.

Le lavorazioni si dividono in due famiglie tecniche:

  • A fili continui (Torchon, Flanders, tombolo aquilano): servono tanti fuselli quanto è largo il merletto; il lavoro è un unico pezzo senza ritorni.
  • A nastrino (Cantù, Idrija, Gorizia): bastano poche coppie, che possono "girovagare" per tutto il disegno componendo anche merletti di grandi dimensioni.

Processo passo-passo

  1. Preparazione: si avvolge il filo sulla parte superiore dei fuselli, caricandoli in coppie (tipicamente si parte da 5 o 6 coppie).
  2. Fissaggio: la cartina forata si fissa al tombolo con gli spilli; i fili di partenza vengono ancorati ai primi spilli.
  3. Intreccio: l'artigiana muove i fuselli eseguendo combinazioni di incrocio e girata. Man mano che il lavoro avanza, si inseriscono nuovi spilli nei fori del cartone per bloccare la forma (fogliette, barrette di connessione, reticoli).
  4. Chiusura: alla fine si esegue un metodo di chiusura che nasconde i nodi e garantisce la tenuta.
  5. Distacco: rimossi gli spilli, il merletto viene staccato dalla cartina, pronto per essere ammirato o applicato a un tessuto.

Quanto tempo richiede

Il tempo è la vera moneta di questa arte. Per la collezione Dior Cruise 2021, la ricamatrice pugliese Marilena Sparasci e la sua squadra lavorarono fino a 15 ore al giorno per creare le farfalle, i fiori e le foglie in pizzo che impreziosiscono abiti e copricapi. Per un manufatto di vertice, come una grande tovaglia buranella finemente ricamata, può servire il lavoro di dieci merlettaie per tre anni interi.

Scuole regionali

Ogni regione italiana ha sviluppato una propria grammatica del pizzo. Le differenze tecniche riflettono storia, commerci, monasteri e risorse locali.

Venezia e Burano

A Burano si lavora rigorosamente ad ago, con il celebre punto in aria. Tra i punti più famosi, molti inventati dalle buranelle stesse, ci sono il punto Venezia (che ricorda i ponti della città), il punto Burano (una rete sottilissima ispirata alle reti dei pescatori), il punto rosa e il punto cappa. I prezzi dei merletti originali di Burano possono raggiungere migliaia o decine di migliaia di euro a pezzo. Nella laguna, invece, la lavorazione a fuselli è tipica di Pellestrina.

Cantù (Lombardia)

Il Pizzo di Cantù, ul pizz in dialetto, si intreccia a fuselli (i oss) con fili di cotone, lino o seta. La tradizione prende forma nel XVII secolo, quando le monache di Santa Maria e Sant'Ambrogio insegnarono alle ragazze del popolo l'uso dei fuselli: da lì nacquero le scuole di tombolo canturine. Oggi il pizzo di Cantù è rinomato per l'eleganza degli abiti da sposa.

Offida (Marche)

A Offida l'arte del merletto vanta circa 600 anni di storia. I pezzi più antichi documentati risalgono al XV secolo e adornano i camici di San Giacomo della Marca e San Giovanni da Capistrano. La pratica divenne di massa con le Benedettine del 1655; nel 1910 fu fondata la prima scuola locale.

L'Aquila e l'Abruzzo

Il tombolo aquilano è un merletto a fuselli "a fili continui", nato intorno al XV secolo e caratterizzato dall'essere prodotto in un unico pezzo senza mai tornare sul lavoro già fatto. A Pescocostanzo, dove la tradizione è documentata dal 1547 (un lavoro commissionato per Caterina de' Medici), opera oggi il Museo del merletto a tombolo.

Altre regioni

  • Molise: a Isernia, dal 1503, furono le monache benedettine spagnole di Santa Maria delle Monache a diffondere l'arte. Caratteristico è il filo sottilissimo color avorio prodotto in Molise.
  • Calabria: tradizione viva a Cropani, Tiriolo, Gerace e San Giovanni in Fiore, con lavorazioni in sottilissima seta o lino.
  • Sicilia: Mirabella Imbaccari è ufficialmente "Città del Tombolo" e dal 1986 ospita un'esposizione permanente.
  • Valle d'Aosta: a Cogne la tecnica fu importata dalla Francia nel 1665 da monache cluniacensi.

Valore culturale e artistico

Il merletto italiano non è solo manufatto: è memoria, identità e arte.

  • Candidatura UNESCO: nel maggio 2019, 27 comuni italiani, hanno firmato un protocollo d'intesa per candidare l'arte del merletto italiano a Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità UNESCO.
  • Musei dedicati: il Museo del Merletto di Burano, fondato nel 1981 nella sede dell'antica Scuola del Merletto, espone oltre 200 pezzi unici dal XVI al XX secolo. Altrettanto importanti sono il Museo del merletto a tombolo di Pescocostanzo, il Musec di Isernia e l'esposizione permanente di Mirabella Imbaccari.
  • Alta moda: per la collezione Dior Cruise 2021 presentata in Piazza Duomo a Lecce, le artigiane pugliesi hanno applicato farfalle e fiori in pizzo agli abiti e ai copricapi delle modelle.
  • Riconoscimenti: il 23 settembre 2021 la maestra d'arte Rita Bargna ha ricevuto a Venezia il Premio del patrimonio culturale dell'Unione europea per aver diretto due scuole canturine e collezionato oltre 3.000 pezzi di pizzo, probabilmente la più grande collezione privata d'Europa.

Come riconoscere un merletto autentico

Il mercato offre pizzi di ogni prezzo e provenienza. Riconoscere se il prodotto è fatto a mano richiede attenzione a pochi ma inequivocabili indicatori.

Segnali di autenticità

  • Struttura del fondo: l'artigianale è un intreccio nel vuoto, tridimensionale, con spessore. L'industriale (Jacquard, Textronic, Raschel) ha un fondo a maglia tricot piatto e uniforme.
  • Il picot sui bordi: nel merletto a mano forma un anellino pulito e ben delineato. Nel pizzo a macchina appare a forma di "dentini" irregolari.
  • Sottigliezza del filo: più è sottile, più il merletto risulta delicato e prezioso. I pezzi più pregiati impiegano cotone, lino e seta finissimi, a volte integrati con fili d'oro e d'argento, perline e paillettes.
  • Complessità del disegno: lavori unici, in un pezzo solo (come nel tombolo aquilano), o con decine di fuselli in movimento simultaneo, testimoniano un'abilità impossibile da replicare a macchina.

Cura e conservazione

Nota editoriale: le fonti bibliografiche consultate per questa guida approfondiscono storia, tecnica e scuole regionali del merletto, ma non forniscono istruzioni operative univoche sul lavaggio, la conservazione o la riparazione dei manufatti. Le indicazioni che seguono riflettono linee guida generalmente adottate per i tessuti artigianali pregiati e vanno adattate caso per caso, preferibilmente consultando un restauratore tessile esperto.

Lavaggio

Un merletto fatto a mano va trattato come un'opera d'arte tessile. In linea di principio, si preferisce il lavaggio a mano in acqua fredda o tiepida con sapone neutro specifico per tessuti delicati, evitando strofinamento, candeggina e centrifughe. L'asciugatura avviene in piano, su un telo pulito, lontano da fonti di calore dirette e dalla luce solare.

Conservazione

Per preservare colore e struttura, i merletti vanno conservati al riparo dalla luce diretta e dall'umidità, avvolti in carta velina neutra (acid-free) e distesi in piano o arrotolati senza pieghe marcate. Evitare sacchetti di plastica e legni non trattati.

Riparazione

Eventuali strappi, nodi mancanti o fili lacerati vanno affidati a merlettaie esperte o restauratori tessili: l'intervento richiede la stessa tecnica e lo stesso filo del manufatto originale.

Artigiane contemporanee

L'arte del merletto sopravvive grazie a una rete di maestre, associazioni e scuole. Rita Bargna, maestra canturina, ha diretto due scuole e collezionato oltre 3.000 pezzi di pizzo. Marilena Sparasci, pugliese, ha firmato le applicazioni in tombolo della collezione Dior Cruise 2021. Emanuele Bonaglia promuove la didattica del Pizzo di Cantù attraverso blog e video-tutorial.

Noi di Uno Emme portiamo avanti questa tradizione con le creazioni, accessori moda e bijoux in merletto a tombolo di Gabriella Tassotti, la cui collezione di pizzi a tombolo è disponibile nel nostro shop.

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La nostra selezione dedicata nasce dalla collaborazione con artigiane italiane che tramandano questa tradizione. Tra i pezzi più rappresentativi:

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Domande frequenti

Cos'è il merletto a tombolo?

È un pizzo fatto a mano realizzato intrecciando, incrociando e torcendo fili di lino, seta, cotone o lana attorno a spilli, con l'aiuto di bastoncini di legno chiamati fuselli e di un cuscino cilindrico imbottito detto tombolo.

Quanto tempo ci vuole per fare il merletto?

Dipende dalla sottigliezza del filo e dalla complessità del disegno. Per un abito di alta moda, le merlettaie per la sfilata Dior Cruise 2021 hanno lavorato fino a 15 ore al giorno. Per una grande tovaglia buranella finemente ricamata può servire il lavoro di dieci merlettaie per tre anni interi.

Come si lava il merletto?

In linea di principio si consiglia il lavaggio a mano con acqua fredda o tiepida e sapone neutro delicato, senza strofinare, centrifugare o candeggiare. Asciugatura in piano, lontano da luce e calore diretti. Per pezzi antichi o di particolare pregio, consultare sempre un restauratore tessile esperto.

Dove imparare a fare il merletto?

Esistono scuole storiche e associazioni attive in tutta Italia: la Scuola dei Merletti di Burano, le scuole canturine, la Scuola di merletto a tombolo di Pescocostanzo, il Merletto di Offida, la Fondazione Scuola Merletti di Gorizia, l'Associazione "De Fabula" a Genova. Online sono disponibili corsi e video-tutorial, come quelli di Emanuele Bonaglia.

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